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L'ansia da separazione nei bambini: cosa succede davvero (e come accompagnarli)

"Non andare via, mamma."

Tuo figlio piange quando esci dalla stanza. Si aggrappa a te all'ingresso della scuola. La sera, al momento della nanna, si ripete la stessa scena: lacrime, richieste, a volte persino urla disperate.

Ti senti in colpa. Confusa. A volte persino frustrata. "Sto sbagliando qualcosa? Perché non riesce a stare senza di me? Gli altri bambini sembrano tranquilli."

È normale sentirsi così. Ma c'è qualcosa di importante che devi sapere: l'ansia da separazione non è un capriccio. Non è un problema che hai creato tu. È un processo evolutivo che ogni bambino attraversa, e che possiamo accompagnare con gentilezza e consapevolezza.



Cos'è davvero l'ansia da separazione


L'ansia da separazione è un'emozione intensa che il bambino prova quando deve separarsi dalle figure di riferimento - in particolare dai genitori. Non è solo un disagio momentaneo: è una paura reale, vissuta nel corpo e nel cuore.

Dal punto di vista evolutivo, è completamente normale. Anzi, è sana.

Pensaci: per migliaia di anni, separarsi dalla figura di attaccamento significava pericolo. Un bambino lasciato solo non sopravviveva. Quella paura ancestrale è ancora scritta nel nostro DNA, ed emerge con forza tra i 6 e i 18 mesi - il picco dell'ansia da separazione.

Ma non finisce lì. L'ansia da separazione può ripresentarsi in diverse fasi della crescita: durante l'inserimento alla scuola dell'infanzia, nei momenti di transizione (nascita di un fratellino, trasloco, cambio di scuola), e anche fino ai 6-7 anni in situazioni particolari.


Come distinguere l'ansia fisiologica da quella che richiede supporto?


Un bambino di 3 anni che piange per 5-10 minuti all'ingresso della scuola e poi si tranquillizza sta attraversando un processo sano. La sua Guida lo accoglie, valida la sua emozione, e il bambino gradualmente trova il suo equilibrio.

Un bambino che dopo settimane continua a manifestare disagio intenso, che ha regressioni importanti (torna a fare pipì a letto, non mangia, non dorme), o che sviluppa sintomi fisici ricorrenti (mal di pancia, mal di testa) potrebbe aver bisogno di un approccio diverso e, se necessario, del supporto di un professionista.

La differenza sta nell'intensità, nella durata, e nell'impatto sulla vita quotidiana.



I momenti più delicati



L'ansia da separazione emerge con particolare forza in tre contesti:

A) Il rientro a scuola / l'inserimento

Settembre è un mese delicato. Anche se tuo figlio ha già frequentato la scuola l'anno precedente, il rientro dopo le vacanze può riattivare l'ansia. Il bambino deve ricostruire la sicurezza in quell'ambiente, riconnettersi con le guide, ritrovare i suoi punti di riferimento.

Cosa osservare:

  • Pianto all'ingresso (normale se limitato nel tempo)

  • Richieste ripetute di essere accompagnato dentro

  • Frasi come "Non mi lasciare" o "Vieni a prendermi presto"

Mini-strategia pratica: Crea un rituale di saluto prevedibile. Sempre lo stesso. Ad esempio: tre abbracci alla porta, un bacio sulla fronte, un saluto dalla finestra. La prevedibilità crea sicurezza. E quando dici "Torno dopo la merenda", mantieni sempre la promessa.

B) La nanna (momento critico)

Il momento della nanna amplifica l'ansia da separazione. Perché? Perché il sonno è abbandono. È lasciar andare il controllo. È fidarsi che al risveglio tutto sarà ancora al suo posto - compresa la mamma.

Per un bambino piccolo, addormentarsi è un atto di fiducia enorme.

Ecco perché tanti bambini che durante il giorno sono sereni diventano inconsolabili alla sera. Non è manipolazione. È paura reale.

La paura del buio è spesso una manifestazione dell'ansia da separazione: non è il buio in sé che spaventa, ma la sensazione di essere soli, lontani, vulnerabili.

Mini-strategia pratica: Costruisci una routine serale prevedibile e rassicurante. Bagno, pigiama, storia, coccole, luce soffusa. Sempre nello stesso ordine. La routine dice al bambino: "Tutto è sotto controllo. Puoi lasciarti andare." E se il bambino ha bisogno di un oggetto transizionale - il suo peluche, la sua copertina - rispetta questo bisogno. Non è debolezza, è strategia di regolazione emotiva.

C) Quando il bambino resta con altre persone

Lasciare il bambino con i nonni, con la babysitter, o con altri adulti di fiducia può scatenare l'ansia. Anche se conosce bene quelle persone. Anche se razionalmente sa che tornerai.

Come preparare il bambino: Parla con lui prima. Spiega dove vai, con chi resta, quando torni. Usa riferimenti temporali comprensibili: "Tornerò dopo che avrai fatto merenda con la nonna." Non sparire senza salutare (rompe la fiducia), ma non prolungare eccessivamente il saluto (amplifica l'ansia).



Cosa NON fare (errori comuni)


Tutti noi, come genitori, abbiamo fatto almeno uno di questi errori. Non si tratta di essere perfetti, ma di capire cosa non aiuta - per poter scegliere diversamente.

❌ Minimizzare l'emozione "Non c'è niente di cui aver paura" è una frase che invalida ciò che il bambino sta sentendo. Per lui c'è eccome qualcosa di cui aver paura. La sua paura è reale, anche se a noi sembra irrazionale.

❌ Sparire senza salutare "Se scappo mentre è distratto, evito il pianto." No. Eviti il pianto in quel momento, ma crei un'insicurezza più profonda: "La mamma può sparire in qualsiasi momento senza avvisarmi." Il bambino inizierà a controllarti costantemente, perché non si fida più.

❌ Prolungare eccessivamente il saluto "Ancora un bacio, ancora un abbraccio, ancora uno..." amplifica l'ansia. Il bambino percepisce la tua esitazione e pensa: "Se la mamma ha paura di lasciarmi, significa che c'è davvero qualcosa di cui aver paura."

❌ Promettere di tornare "subito" quando non è vero I bambini hanno un orologio interno molto preciso. Se prometti "Torno subito" e poi torni dopo 4 ore, la prossima volta non ti crederà più.

❌ Cedere quando hai già deciso di andare Dici "Devo andare", il bambino piange, tu resti ancora 10 minuti, poi altri 10, poi alla fine non vai proprio. Il bambino impara: "Se piango abbastanza forte, la mamma non va via." E userà questa strategia ogni volta.



Cosa fare - Strategie Montessori e scientificamente fondate


A) PRIMA della separazione

Parlare con il bambino in modo chiaro e onesto I bambini percepiscono quando mentiamo o quando evitiamo argomenti. Spiega cosa succederà, in modo semplice ma sincero. "Domani mattina la mamma va a lavorare. Tu resti con la tua guida a scuola. Dopo la merenda vengo a prenderti."

Usare riferimenti temporali comprensibili "Torno tra 3 ore" non significa nulla per un bambino di 3 anni. Usa invece: "Torno dopo che avrai fatto il pranzo" oppure "Torno quando il sole va giù."

Creare rituali prevedibili Ogni mattina, prima di uscire per la scuola, fai sempre la stessa sequenza. Ad esempio: colazione insieme, prepariamo lo zaino, tre abbracci alla porta, un saluto dalla finestra. Il bambino sa esattamente cosa aspettarsi. E questo lo tranquillizza.

B) DURANTE la separazione

Validare l'emozione "Capisco che ti manchi la mamma. È normale sentirsi così." Non negare, non minimizzare. Accogli.

Salutare con calma e sicurezza Il tuo tono di voce, la tua postura, il tuo sguardo comunicano più delle parole. Se sei agitata, il bambino lo sente. Respira, radicati, e saluta con la certezza che tutto andrà bene.

Non prolungare, non sparire Trova il punto di equilibrio: un saluto chiaro, affettuoso, ma deciso. "Ti voglio bene. Ci vediamo dopo la merenda. Buona giornata." E poi vai.

Lasciare un "oggetto transizionale" se necessario Se il bambino trova conforto nel portare con sé qualcosa che gli ricorda te (un fazzoletto con il tuo profumo, una foto piccola), lasciaglielo. Non è dipendenza, è strategia di auto-regolazione.

C) AL RITORNO

Riconnettersi subito emotivamente Quando lo vai a prendere, anche se sei stanca o di fretta, prenditi un momento per riconnetterti. Un abbraccio vero. Uno sguardo negli occhi. "Come è andata oggi?"

Non minimizzare ciò che ha vissuto Se ti dice "Mi sei mancata", non rispondere "Ma sei stato benissimo!". Rispondi invece: "Anche tu mi sei mancato. E ora siamo di nuovo insieme."

D) CASO SPECIFICO: La nanna

Il sonno merita un'attenzione particolare perché è uno dei momenti in cui l'ansia da separazione si manifesta con più intensità.

Routine prevedibile e rassicurante La sera, dopo cena, inizia sempre la stessa sequenza. Bagno, pigiama, denti, storia, coccole nel letto, luce soffusa, ninna nanna (se la cantate). Questa sequenza dice al corpo del bambino: "È ora di rilassarsi."

Ambiente preparato L'ambiente della camera conta. Temperatura confortevole (18-20°C), luce soffusa (non buio totale se il bambino ha paura), silenzio o suoni bianchi. Un ambiente che comunica: "Qui sei al sicuro."

Presenza graduale ma decisa Non serve restare nel letto con il bambino fino a quando si addormenta (a meno che non sia una vostra scelta consapevole). Puoi essere presente nella stanza, vicino al letto, con la tua voce o il tuo tocco. Poi, gradualmente, aumentare la distanza. Alcuni bambini hanno bisogno di sapere che sei nella stanza accanto. Va bene. Altri si addormentano serenamente da soli. Ogni bambino ha i suoi tempi.

(Sul blog approfondiremo presto strategie specifiche per il sonno sereno - un tema che merita spazio proprio.)



Quando chiedere aiuto



L'ansia da separazione è normale, ma ci sono situazioni in cui è importante chiedere supporto professionale:

  • Ansia persistente oltre i 6-7 anni senza miglioramenti

  • Regressioni importanti: il bambino torna a comportamenti che aveva superato (pipì a letto, linguaggio infantile, rifiuto di mangiare da solo)

  • Impatto significativo sulla vita quotidiana della famiglia: non riuscite più a uscire, il bambino non dorme da mesi, la situazione crea tensioni nella coppia

  • Sintomi fisici ricorrenti senza causa medica: mal di pancia ogni mattina prima di scuola, mal di testa, nausea

Chiedere aiuto non è fallire. È prendersi cura. Un consulto con un pedagogista, uno psicologo dell'età evolutiva, o un professionista Montessori può fare la differenza.



Un ultimo pensiero


L'ansia da separazione è normale. È evolutiva. È accompagnabile.

Ogni bambino ha i suoi tempi. Ogni famiglia trova il suo equilibrio. Non esiste un metodo unico che funziona per tutti - esiste l'ascolto, l'osservazione, la gentilezza verso te stessa e verso tuo figlio.

Se stai attraversando questo momento, sappi che non sei sola. Alla Montessori Academy accompagniamo le famiglie proprio in questi passaggi delicati - non solo durante gli anni della scuola, ma in tutto il viaggio educativo, da 0 a 18+ anni.

Perché la connessione educativa che costruiamo è per la vita.


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